Triangolo d’Oro: il confine tra Thailandia, Laos e Myanmar

Il Triangolo d’Oro è un’estesa regione del sud-est asiatico che si trova al confine di tre stati: Thailandia, Laos e Myanmar.

Attraversata dall’imponente Mekong che qui si unisce al fiume Ruak, questa zona è caratterizzata da colline e montagne, ricoperte da una fitta giungla. Per questa conformazione geografica, molte spie e trafficanti hanno scelto il Triangolo d’Oro per insediarsi e dar vita al contrabbando d’oppio più importante della storia recente.

Da tranquilla terra di confine a set cinematografico di Operazione Mekong (2019), il nome del Triangolo d’Oro è inevitabilmente legato a segrete operazioni militari e a fuggitivi dalla fama internazionale.

Oggi, il Triangolo d’Oro è una meta turistica che ogni anno attira migliaia di visitatori. Dal trekking alle cascate e dalle riserve naturali agli elefanti, offre molte esperienze di viaggio in un’affascinante atmosfera da zona di frontiera.

Perché si chiama Triangolo d'Oro

Il Triangolo d’Oro è stato scenario di romanzi e film di spionaggio, di contrabbandieri di droga e di scandali internazionali. Questa regione del sud-est asiatico è infatti legata alla coltivazione dell’oppio e, secoli fa, ne è stata la maggiore esportatrice al mondo. Pare che il nome Triangolo d’Oro deriva dal fatto che l’oppio grezzo veniva pagato con barre d’oro prima di essere raffinato nei laboratori di frontiera.

Storia del traffico dell'oppio

Fino all’inizio della seconda guerra mondiale, il consumo d’oppio in Asia era relativamente basso e legato a scopi terapeutici. Negli anni Cinquanta, furono alcuni cinesi, in fuga dal regime comunista di Mao Zedong, a dare inizio a una massiva produzione nelle verdi terre del Triangolo d’Oro. La coltivazione dell’oppio divenne in breve tempo la principale fonte di reddito per le tribù locali.

La maggior parte delle coltivazioni erano concentrate in Laos e Birmania. Nonostante in Thailandia la produzione era più limitata, il paese aveva un ruolo importante per la raffinazione nei laboratori e la distribuzione internazionale. Nel 1959, il governo thailandese vietò le piantagioni d’oppio, ma la Birmania ne continuò il commercio lungo le frontiere.

Sfruttando la copertura della CIA, molti gruppi e guerriglieri si arricchirono grazie al contrabbando di oppio e crearono situazioni di tensione e sfruttamento anche nelle zone più recondite del Triangolo d’Oro. Verso la metà degli anni Sessanta, iniziò anche la produzione di eroina e, con l’innovazione tecnologica dei laboratori, il Triangolo d’Oro ne divenne la più grande zona di produzione al mondo.

Apprezzata anche dagli americani che combattevano la guerra in Vietnam, l’eroina veniva esportata negli U.S.A. e in Europa occidentale principalmente da trafficanti cinesi. Negli anni Novanta, si aggiunse anche la produzione delle metanfetamine.

Il declino del Triangolo d’Oro cominciò a causa delle operazioni antidroga della DEA americana. L’Afghanistan spodestò il primato al Triangolo d’Oro e divenne il maggiore produttore d’oppio al mondo.

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Cosa vedere al Triangolo d'Oro

Il Triangolo D’Oro è ormai diventato un must-see della maggior parte delle vacanze in Thailandia e, per chi ha in programma un viaggio che sconfina anche su altre nazioni del sud-est asiatico, risulterà sicuramente un comodo passaggio per avvicinarsi al Laos o alla Birmania.

La riva tailandese è la migliore per farsi un’idea delle bellezze naturali della zona, dove è possibile fare trekking sulle montagne, bagni nelle cascate, gite a dorso di elefante e navigazione lungo i fiumi con le classiche long-tail boat.

Le principali attrazioni sono concentrate al nord della Thailandia, nella provincia di Chang Rai. Dal tempio Phra That Doi Pu Khao, costruito su una collina nell’ottavo secolo, si gode una spettacolare vista sul punto esatto dove il fiume Ruak unisce la sua corsa a quella del leggendario Mekong.

Nelle vicinanze, si trova il museo dell’oppio di Chiang Saen che raccoglie informazioni sul processo di piantagione, sull’importanza che ne rivestiva per il commercio e sugli effetti e dipendenze di questa droga.

Tra le altre attività da “turista” non possono mancare un giro tra le bancarelle di Sop Ruak e un tour in barca sull’isola di Don Sao in Laos, per il quale non è necessario il visto.

Ma al Triangolo d’Oro – siamo onesti – manca l’autenticità tipica del sud-est asiatico. Visti i sempre numerosi turisti, molti ristoranti e lussuosi alberghi sono stati recentemente costruiti. Alcuni investitori thailandesi hanno addirittura tappezzato di casinò e imponenti resort quel fazzoletto di terra birmano che si trova sulla punta del confine con Thailandia e Laos.

Anche Mae Sai, la località più a nord della Thailandia, è oggi meno esotica di un tempo, ma merita una visita per il ponte che attraversa il fiume e brulica di commercianti birmani e thai. Più suggestivo è invece il giro in barca lungo il fiume Kok che segna il confine meridionale del Triangolo d’Oro. Anche il trekking sulle colline adiacenti è un’attività che regala un’inaspettata vista sulle regioni circostanti. È consigliato però essere accompagnati da una guida locale: la zona è ancora frequentata da contrabbandieri d’oppio ai quali è meglio non fare troppe domande, né foto.

Come arrivare

Per visitare tutta la zona, si può approfittare dei numerosi tour che partono da Chang Rai, nel nord della Thailandia. Basterà chiedere alla reception della maggior parte degli alberghi e farsi prenotare l’escursione che si desidera.

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