Trans Europa Express di Paolo Rumiz

Trans Europa Express di Paolo Rumiz è il racconto del suo viaggio intrapreso nel 2008, lungo il confine orientale dell’Unione Europea, dal Mare Glaciale Artico fino a Istanbul. Un percorso estremo: settemila chilometri, 35 giorni, zigzagando dentro e fuori le frontiere tra Europa e Asia. Nel mezzo, visita e vive una serie di situazioni e scenari sconosciuti anche a un viaggiatore allenato quale è Rumiz, noto scrittore e giornalista triestino. Dai laghi gelati della Russia agli infiniti campi di grano dell’Ucraina, ogni tappa regala paesaggi di una bellezza rara e ammaliatrice. Ma più dei luoghi, sono le persone che incontra – ospitali e autentiche – a rendere speciale il viaggio.

L’interesse di Paolo Rumiz per la frontiera risale alla sua infanzia trascorsa a Trieste,  porta sul mondo balcanico. Fin da bambino, era attratto dal confine: voleva sapere cosa ci fosse oltre. La spinta decisiva a intraprendere questo viaggio arriva il 20 dicembre 2007, giorno del suo sessantesimo compleanno e data in cui viene abbattuto il confine tra Italia e Slovenia ed entra in vigore lo Spazio Schengen. A Rumiz, per spirito di contraddizione, cresce la voglia di «una frontiera vera, con sbarre, reticolati, con polizia che ti fruga nel bagaglio e guarda con sospetto nei tuoi documenti».

Trans Europa Express Paolo Rumiz

Alla ricerca delle frontiere

Rumiz, partito con l’intento di ritrovare le vecchie frontiere, attraversa dogane, reticolati, sbarre, riflettori e controlli interminabili dei visti, osservando spesso sequestri di merce e arresti. Passando fuori e dentro il confine dell’Unione Europea, capisce che non sempre la frontiera burocratica coincide con la fine del Vecchio Continente. Entra, infatti, in contatto con una straordinaria mescolanza di etnie, lingue, tradizioni e scopre che il vero centro geografico dell’Europa si trova diversi chilometri più a Est rispetto ai confini burocratici:

Macché Est. Questo dove mi trovo è il centro. La pancia, l’anima del Continente. E quest’anima sta tutta fuori da quell’impalcatura burocratica che si chiama Ue. La Mitteleuropa non sta affatto nei caffè viennesi ma molto più a Oriente, anche di Budapest e Varsavia. Il cuore batte qui, centinaia di chilometri oltre l’ex Cortina di Ferro, tra le betulle e i grandi fiumi divaganti, in una “Terra Incognita” fatta di periferie dimenticate.

I popoli che vivono a ridosso della frontiera costituiscono una mescolanza di culture e minoranze: polacchi in Ucraina, ebrei in Bielorussia, finlandesi in Russia e russi in Lettonia. Spesso in quei luoghi, ci sono antiche regioni che vivono al di fuori della loro nazione di appartenenza, inghiottite da linee geopolitiche tracciate in modo non sempre attento alle esigenze dei popoli locali.

I mezzi di trasporto

Dalla Russia alla Turchia, nel suo Trans Europa Express, Rumiz viaggia su treni, corriere, traghetti, chiatte, talvolta in autostop e a piedi. Il giornalista combatte con orari illeggibili, ritardi e coincidenze impossibili. Tranne qualche rara eccezione in cui non vi è alternativa, il viaggio si svolge su mezzi di trasporto pubblici. Come spesso accade nei suoi lunghi viaggi, Rumiz sceglie di non seguire le guide turistiche, ma chiede indicazioni alla gente del posto. Ritiene che le guide siano una mera descrizione di luoghi troppo battuti dal turismo di massa, mentre quelli autentici che ancora hanno la bellezza primordiale non sono nemmeno citati.

Il viaggio lungo la frontiera europea di Trans Europa Express è raccontato in prima persona ed è uno dei più lunghi che Rumiz abbia intrapreso. Non soffre di nostalgia di casa; anzi, ogni volta che rientra nell’Unione Europea, prova un certo spaesamento. Non si riconosce più in quel marmoreo perbenismo cristiano tipicamente occidentale: appartiene ad altro, agli imprevisti, alla semplicità e verità del mondo dell’Est.

Trans Europa Express: il percorso

Il viaggio verticale Trans Eurpa Express di Paolo Rumiz parte da Kirkenes, piccola città norvegese che si affaccia sul Mare di Barents: una frontiera che «più frontiera di così si muore». Infatti, la città non ha uno, bensì tre confini: con la Russia, con la Finlandia e con la banchisa del Mare Artico che in inverno arriva alle porte del fiordo. Nel porto, Rumiz incontra un comandante di un peschereccio russo che gli regala un merluzzo secco di oltre un chilo. Nel Nord, un pesce è un regalo che non si può rifiutare e, così, Rumiz lo appende allo zaino e si dirige verso la frontiera russa.

Oltrepassa la città di Nikel, consacrata a quel minerale, e il paesaggio mostra le conseguenze della sua estrazione: il disastro ecologico, i detriti, gli alberi morti, la tundra bruciata e i cimiteri. Non è un posto per turisti, lo attraversano poche persone al giorno e le guardie russe rimangono interdette quando vedono un sessantenne italiano con un visto business e un baccalà, ma lo lasciano comunque passare con rispetto.

Oriente e Occidente: le differenze

Rumiz scende a Moncegorsk, prende il treno a Olengorsk e prosegue il suo viaggio verso Sud tra laghi ghiacciati, neve e la vista della vicina frontiera finlandese. Un cartello indica il passaggio del Circolo polare e, nel frattempo, la tundra lascia a poco a poco spazio a un paesaggio più ondulato e rigoglioso: la Carelia, territorio tra Russia e Finlandia punteggiato di numerosi laghi e boschi. Circumnaviga il lago più grande d’Europa, il Ladoga, scende a Pietroburgo e si dirige a Narva, la prima città dopo la frontiera con l’Estonia. Avvicinandosi al confine con l’Europa, le dimensioni “smisurate” dei paesaggi si riducono a poco a poco, mentre la velocità aumenta. E più si addentra, più il cielo si fa grigio, protestante, berlinese. Gli alberghi sono più puliti, meno cari e il personale parla inglese. Ma le città appaiono più grigie, finte e perfettamente pulite: «Occidente pieno, con frettolosi professionisti armati di borsa ventiquattrore, donne androgine al telefonino, alfabeto latino che ricompare nei cartelloni pubblicitari e una densità mai vista di sportelli Bancomat».

In Lettonia incontra Rita e Volodia, due anziani russi intrappolati dal gioco delle frontiere mobili: per lo stato lettone sono due “alieni” senza cittadinanza. A molti russi come loro che risiedevano in Estonia e Lettonia non è stata concessa la cittadinanza del paese europeo al momento dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. I requisiti per ottenerla prevedevano un esame di storia e della – difficilissima – lingua locale. Ed è così che molti anziani sono “alieni” non voluti.

Il viaggio di Trans Europa Express di Rumiz continua su un treno partito da Mosca che attraversa la Lituania e termina a Kaliningrad, un’exclave russa, situata sulle sponde del Mar Baltico, chiusa dentro la frontiera con l’Unione Europea. Rumiz si ferma anche a Varsavia, capitale della Polonia: la città è affollata dai turisti e i poliziotti lo perquisiscono a causa dello zaino e della barba lunga. Le persone per strada lo scherniscono, la comunicazione interpersonale sui mezzi di trasporto diminuisce, l’indifferenza della gente e la noia aumentano: è di nuovo l’Occidente. Attraversa in treno la Bielorussia e l’Ucraina, diretto ai Carpazi alla ricerca di altre frontiere, dove Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Ucraina confinano tra loro. Rumiz scopre che in Ucraina occidentale tutto funziona. La disperazione e la confusione sovietica sono sostituiti dalla «marmorea e costosa nullità del capitalismo». Se tutto funziona, non c’è nulla da raccontare, né si generano incontri: la difficoltà del viaggio agevola la narrazione, mentre la facilità la soffoca.

L'arrivo a Istanbul

Obiettivo della fase finale di Trans Europa Express è il Mar Nero. Rumiz attraversa l’Ucraina, il cui nome significa “frontiera”, prende un treno per Odessa e un traghetto per Istanbul. Il viaggio è davvero finito:

Cercavo una frontiera vera, e l’ho trovata. A volte collimava con i confini nazionali, altre volte no. In Ucraina ho avuto l’impressione che spaccasse pericolosamente il Paese. Sbarco a Istanbul e mi sento come un reticolato dentro; mi chiedo che ne sarà della vecchia Europa, del suo martoriato cuore contadino ed ebraico spazzato da troppe guerre.

Il reportage è stato pubblicato, per la prima volta, a puntate sulle pagine de la Repubblica dal 3 agosto al 3 settembre 2008, con il titolo di L’Altra Europa. A questo link sono pubblicati tutti gli articoli: L’Altra Europa di Rumiz – La repubblica.

Il libro Trans Europa Express, edito da Feltrinelli, è la raccolta di questi articoli.

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